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16 dicembre 2019

Carcinoma mammario, ricerche in evidenza al SABCS 2019

Lorenzo Gerratana e Giacomo Pellizzari al SABCS 2019

Comprendere meglio il ruolo della biopsia liquida nel descrivere il comportamento biologico del carcinoma mammario e la tossicità dei nuovi trattamenti basati sugli inibitori delle chinasi cicline-dipendenti 4 e 6 (CDK 4/6): sono gli obiettivi dei due lavori presentati da Lorenzo Gerratana e Giacomo Pelizzari, medici specializzandi della Scuola in Oncologia Medica all’Università di Udine diretta dal professor Fabio Puglisi, al San Antonio Breast Cancer Symposium in Texas, che come ogni anno ospita le principali innovazioni internazionali nel campo della ricerca biologica e clinica.

Il primo lavoro, nato dalla collaborazione tra la Northwestern University di Chicago e le Strutture Operative di Oncologia Medica e Prevenzione Oncologica e di Farmacologia Sperimentale del CRO di Aviano e premiato con l’AACR Associate Merit Award, ha dimostrato come l’integrazione di informazioni derivanti dalla caratterizzazione del DNA tumorale circolante e delle cellule tumorali circolanti possa fornire delle informazioni sulla tendenza del tumore a colonizzare organi specifici, definendo un profilo di probabilità dei siti potenzialmente più a rischio. Il progetto sarà il punto di partenza per definire delle strategie che possano personalizzare il monitoraggio delle pazienti con carcinoma mammario metastatico, scegliendo gli esami più adatti in base alla valutazione della biopsia liquida.

Il secondo progetto, condotto in collaborazione con il Dipartimento di Oncologia dell’Azienda Universitaria Integrata di Udine, è incentrato sull’identificazione delle caratteristiche associate a tossicità acute legate ai trattamenti con inibitori di CDK4/6. Questa classe di farmaci ha dimostrato da un lato di prolungare il controllo di malattia e la sopravvivenza globale delle pazienti, posticipando il ricorso alla chemioterapia, ma dall’altro richiede un frequente monitoraggio clinico per intercettare eventuali tossicità, specie ematologiche, che potrebbero richiedere sospensioni del trattamento o riduzioni di dose. Lo studio ha mostrato come un peso corporeo inferiore a 66 kg sia associato a un rischio circa triplicato di andare incontro a una riduzione di dose entro i primi 3 mesi, riaprendo il dibattito sul monitoraggio terapeutico dei farmaci oncologici per l’ottimizzazione e la personalizzazione delle cure.

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ultima modifica: 16 dicembre 2019 Commenti / Suggerimenti