Dettaglio news

24 ottobre 2017

Nasce la Skin Cancer Unit

SCU

AVIANO, 23 ottobre 2017 – Istituto Nazionale Tumori CRO di Aviano e AAS5 consolidano e rafforzano la collaborazione attivata lo scorso gennaio col trasferimento di alcune funzioni, oramai completato, dando vita a un polo diagnostico-chirurgico in dermatologia capace di competere, per skill dei professionisti coinvolti e valore delle tecnologie disponibili, con i più importanti centri italiani. Lo hanno annunciato questa mattina al Campus i direttori delle due strutture, Mario Tubertini e Giorgio Simon, durante il seminario su modello organizzativo e implicazioni cliniche di una Skin Cancer Unit cui hanno partecipato Giovanni Pellacani dell’Università di Modena e Reggio Emilia e Ignazio Stanganelli (IRST Meldola – Università di Parma). Della costituenda unit, coordinata da Fabio Puglisi, direttore di Oncologia Medica e Prevenzione Oncologica al CRO, fanno parte Maria Antonietta Pizzichetta, dermatologo e oncologo nella stessa struttura e Maria Teresa Corradin, responsabile di Dermatologia in ASS5. Operativamente, hanno fatto sapere le Direzioni auspicando la costituzione di ulteriori modelli operativi congiunti capaci di garantire risposte diagnostiche e trattamenti clinici sul maggior numero possibile di neoplasie, le procedure attuative saranno codificate entro l’anno.

La Skin Cancer Unit, sulla cui importanza è intervenuto anche il Direttore Scientifico, Paolo De Paoli, potrà contare su un microscopio confocale a scansione laser, asset tecnologico innovativo proposto come possibile alternativa non invasiva alla biopsia «dal momento che – spiega Puglisi – consente di visualizzare le strutture cellulari della pelle in sezioni orizzontali con spessore inferiore a 5 µm». Un passo avanti nella prevenzione secondaria che, come è noto, è in grado di aumentare la percentuale di guarigione dopo una diagnosi di tumore. Un assunto ugualmente vero anche nel caso del melanoma, tumore cutaneo che può confondersi con i classici nevi (o nei) della pelle e che in alcuni casi rischia di essere sottovalutato.

«Negli ultimi anni, grazie all’impiego della dermoscopia – ha aggiunto Puglisi – la diagnosi precoce del melanoma è stata favorita dal riconoscimento di forme sempre più precoci, caratterizzate da dimensioni piccole e da uno spessore più sottile. Tuttavia, con tale metodica, fino a circa il 10-15% dei melanomi non è facilmente rilevabile e la diagnosi di certezza può richiedere una biopsia cutanea». Di qui l’adozione del microscopio, strumento che «aggiungendosi alla dermoscopia – ha precisato Pizzichetta – potrà consentire di limitare il ricorso a biopsie invasive». La dermatologa ha inoltre precisato che «il CRO si prefigge di implementare un programma di ricerca internazionale rivolto principalmente allo sviluppo di nuovi criteri diagnostici clinici, dermoscopici e confocali per la individuazione precoce delle lesioni maligne».

Il Microscopio confocale. La procedura è indolore, il medico appoggia la sonda del microscopio sulla lesione da analizzare, dopodiché una luce laser a bassa potenza viene convogliata sulla pelle in maniera che penetri nel punto richiesto; la luce riflessa e non assorbita dalle strutture cutanee viene rilevata dal microscopio e ciò consente di osservare una sezione orizzontale degli strati cellulari cutanei a differenti profondità. In tal modo, è possibile analizzare le caratteristiche delle cellule e valutarne la malignità potenziale.

Nella didascalia, da sx verso dx: Tubertini, Puglisi, Simon e Pizzichetta.

Ufficio Stampa | Massimo Boni | news@cro.it

torna su
ultima modifica: 24 ottobre 2017 Commenti / Suggerimenti