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La diagnosi precoce favorisce la guarigione dei pazienti

martedì 16 aprile 2024

Se diagnosticate in stadi iniziali, il 99% delle donne con tumori della mammella e il 92% degli uomini e delle donne con tumori del colon-retto ha un’attesa di vita simile a chi non si è ammalato

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Sono questi i principali risultati della ricerca coordinata dal Centro di Riferimento Oncologico di Aviano IRCCS e dall’Azienda Zero della Regione Veneto pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale International Journal of Cancer, rivista ufficiale dell’Unione per il Controllo Internazionale del Cancro (UICC).

Lo studio, condotto a partire dai dati registri tumori italiani di popolazione, ha stimato numerosi indicatori di guarigione per stadio di malattia dopo la diagnosi dei due tumori più frequenti in Italia: il tumore della mammella e del colon-retto. La ricerca fa parte di una collaborazione attiva da oltre 15 anni grazie al supporto della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM) e dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Dallo studio è emerso che, al momento della diagnosi, la probabilità di guarire delle donne con tumori della mammella passa dal 99% per le diagnosi fatte al primo stadio (che rappresentano oltre la metà delle diagnosi) al 36% quando la malattia si presenta in stadi più avanzati (circa il 10% delle pazienti). Differenze simili sono emerse per le persone a cui era stato diagnosticato un tumore del colon-retto” commenta Luigino Dal Maso, dirigente statistico dell’Epidemiologia oncologica del Centro di Riferimento Oncologico e coordinatore dello studio. “È interessante notare che fra le donne che vivono 10 anni dopo la diagnosi di tumore della mammella, il rischio che la malattia si ripresenti è circa del 5%. Già 5 anni dopo la diagnosi di tumori del colon-retto il rischio di morte a causa del tumore diventa inferiore al 3%, per diventare praticamente nullo dopo 10 anni”.

Pertanto, lo studio evidenzia che dai tumori della mammella e del colon-retto si può guarire, in particolare se la malattia viene affrontata in una fase precoce.

“Prevediamo siano circa 900 mila le donne che vivono oggi dopo una diagnosi di tumore della mammella (oltre il 3% di tutte le donne che vivono in Italia), spesso da molti anni dopo la diagnosi” ricorda Stefano Guzzinati, dirigente dell’Azienda Zero della Regione Veneto e corresponsabile dello studio. “Si tratta, infatti, di indicatori misurati grazie ai dati su quasi un milione di pazienti raccolti da 31 Registri tumori che coprono la metà della popolazione Italiana a partire dal 1978 al 2017 e seguiti per almeno 15 anni. Questi indicatori, calcolati con una popolazione coperta simile per l’Italia centro-settentrionale e meridionale, descrivono la capacità del Sistema Sanitario Nazionale e delle moderne tecnologie di affrontare e sconfiggere alcune importanti forme di malattie neoplastiche”.

“Le analisi presentate mostrano anche il numero di anni necessario affinché il rischio di morire per il tumore diventi clinicamente trascurabile” commenta Silvia Francisci, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità. “Complessivamente, considerando tutti gli stadi di malattia, il rischio è inferiore a 10 anni dopo la diagnosi per le donne di 45-64 anni con tumore della mammella e inferiore di circa 12 anni se la malattia si presenta sotto i 45 e a 65-74 anni. Si riduce a un anno dopo la diagnosi nelle donne con tumori della mammella in stadio primo o secondo e di età inferiore a 65 anni, mentre supera i 10 anni nel caso di tumori diagnosticati in stadi avanzati. Per i pazienti con tumori del colon-retto in stadio primo, il tempo per la guarigione è di un anno, mentre ci vogliono circa 8 anni per i pazienti con tumori diagnosticati in tutti gli altri stadi più avanzati. Va sottolineato che il tempo per la guarigione è calcolato a livello di popolazione e rappresenta il raggiungimento di un’attesa di vita confrontabile a quella di chi non si è ammalato, indipendentemente dal fatto che i pazienti siano ancora in trattamento o meno. Non va quindi inteso come un tempo che, una volta raggiunto, non necessiti più di sorveglianza o raccomandazioni suggerite dai medici curanti (protocolli terapeutici)”.

Lo studio si inserisce in un filone di ricerca che ha mostrato recentemente come circa 23,5 milioni di europei, su una popolazione di 500 milioni di abitanti, vive dopo una diagnosi di tumore. “I risultati di prevalenza oncologica ottenuti in Italia sono simili a quelli emersi in altri Paesi di paragonabile livello socio-economico e indicano che i lungoviventi dopo un tumore sono una popolazione in continuo aumento in Europa, per effetto dell’invecchiamento e di una migliore sopravvivenza” contestualizza Roberta De Angelis, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e coordinatrice dello studio europeo. “Informazioni più dettagliate sulla sopravvivenza e guarigione per stadio forniscono nuove conoscenze su vari aspetti dell’assistenza ai pazienti con diagnosi di tumori della mammella e del colon-retto, estremamente rilevanti per i pazienti, i responsabili delle politiche sanitarie e gli stakeholder”.

“Lo studio appena pubblicato ci mostra per la prima volta gli indicatori di guarigione per stadio di malattia e fornisce informazioni cruciali per l’oncologia, la ricerca e la sanità pubblica” commenta Diego Serraino, direttore dell’Epidemiologia oncologica del CRO. “Lo studio sottolinea come sia cruciale incoraggiare e aderire ai programmi di screening e ai percorsi di cura per i tumori della mammella e del colon-retto, oltre che adottare stili di vita sani anche dopo una diagnosi di uno di questi tumori: non fumare, fare attività fisica, mantenere un’alimentazione sana, evitare il consumo di alcol. Migliorare le evidenze scientifiche disponibili su queste questioni contribuisce a indirizzare le linee di ricerca per la lotta ai tumori, a migliorare i servizi e a ridurre le diseguaglianze di accesso alle cure”.

“Per i malati di cancro conoscere la probabilità di guarire alla diagnosi, il tempo necessario per raggiungere un’aspettativa di vita simile a coloro che non hanno avuto un tumore e sapere che la stragrande maggioranza delle persone cui è stato diagnosticato un tumore in stadio precoce è destinata a guarire in pochi anni rappresentano informazioni di grande rilievo anche riguardo all’accesso al diritto all’oblio oncologico appena introdotto nel nostro ordinamento dalla Legge 193/2023, dopo lunghe battaglie del volontariato oncologico” afferma Elisabetta Iannelli, segretario generale della Federazione italiana delle Associazione di Volontariato in Oncologia (FAVO). “I risultati dello studio pubblicato su International Journal of Cancer forniscono un importante tassello utile ai pazienti per riappropriarsi della loro vita e tornare a una condizione di normalità. In particolare, sono di grande rilievo per le donne che finora non hanno potuto beneficiare dell’oblio oncologico in tempi ridotti (coloro che hanno avuto un tumore di stadio primo o secondo considerato guarito a un anno dalla diagnosi). I decreti attuativi, previsti dalla legge sul diritto all’oblio oncologico, dovranno tenere conto di questo studio al fine di prevedere termini di guarigione anche molto inferiori rispetto ai 10 anni dalla fine delle terapie, come attualmente stabilito dalla legge”.