Al CRO arriva il macchinario della Protonterapia
Importante fase del cantiere che, entro il 2027, renderà disponibile questa tecnologia all’avanguardia che rappresenta l’evoluzione più avanzata della radioterapia di precisione
"Questa è simbolicamente una giornata molto importante perché l'investimento per la protonterapia al CRO di Aviano è molto oneroso ed è una scelta forte, che rivendico: l'onere delle decisioni è un peso che spesso si preferisce evitare per il suo costo, ma che poi si paga in termini di capacità di risposta ai bisogni di salute delle persone. Mi auguro che questo investimento rafforzi la reputazione del nostro sistema sanitario, restituendo fiducia ai cittadini e superando le contrapposizioni di chi guarda ai destini dei singoli e non a quelli della comunità. Oggi considerare una neoplasia oncologica come un elemento di cronicità è una grande conquista", ha detto l'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, in visita al cantiere del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano dove è in corso il posizionamento del macchinario della Protonterapia.
Il gantry, il grande braccio rotante che indirizza il fascio di particelle, del peso di circa 75 tonnellate, è stato calato oggi nel bunker attraverso l'apertura temporanea del tetto. Domani, invece, sarà calato il ciclotrone, l'acceleratore del peso di circa 50 tonnellate che, combinando un campo magnetico costante (che curva la traiettoria dei protoni a spirale) e un campo elettrico alternato (che fornisce l'energia cinetica a ogni passaggio) produce e spinge i protoni ad altissime velocità ed energie. Completate le successive fasi di montaggio, collaudo e validazione, i primi pazienti potrebbero essere trattati nell'autunno del 2027.
L'installazione del sistema richiederà circa 11 mesi e comprenderà il montaggio meccanico delle componenti, la validazione dell'acceleratore, i sistemi di posizionamento del paziente e di gestione del fascio, le verifiche radiografiche e la validazione complessiva del centro, prima dei test e del collaudo.
Il nuovo impianto rappresenta un investimento complessivo di 38,5 milioni di euro e renderà il CRO il primo istituto oncologico pubblico italiano dotato di protonterapia, il quinto in Italia. Riccardi ha sottolineato come la realizzazione della protonterapia s'inserisca nella strategia di consolidamento dell'IRCCS avianese quale punto di riferimento per la cura e la ricerca oncologica, insieme alla formazione e alla capacità di attrarre professionisti. La decisione, ha evidenziato, è stata assunta dalla Regione considerando non soltanto gli aspetti economico-finanziari, ma anche le ricadute sul sistema professionale e sulla qualità delle prestazioni.
"La scelta deve innanzitutto avere una condizione tecnica, la capacità di rispondere a un bisogno conclamato e delle potenzialità di flusso, perché a questo sono correlate anche le risorse economico-finanziarie, molto ingenti in questo caso visto che alla fine si toccheranno 40 milioni di euro" ha osservato Riccardi, evidenziando il valore della concentrazione della casistica e dell'eccellenza delle prestazioni, elementi che possono rafforzare l'attrattività del CRO e contribuire a portare nuovi professionisti in una struttura dotata di tecnologie avanzate e di un forte profilo di ricerca.
Nel corso della visita, ad afflusso ridotto per motivi di sicurezza, oltre al direttore generale Giuseppe Tonutti, al direttore sanitario Valter Gattei e al direttore amministrativo Cristina Zavagno, erano presenti il sindaco di Aviano Paolo Tassan-Zanin, Michelangelo Agrusti, presidente della Fondazione CRO Aviano Onlus e di Confindustria Alto Adriatico, promotore fin dagli anni Novanta della richiesta di questo investimento, e Piero Cappelletti presidente del Comitato d'Indirizzo e Valutazione del CRO e già direttore generale dell'istituto.
Riccardi ha ricordato il contributo di Agrusti al percorso che ha portato a suo tempo al riconoscimento del CRO come istituto di ricovero e cura a carattere scientifico e allo sviluppo del progetto attuale e ha rivolto un ringraziamento particolare al direttore generale Tonutti.
A illustrare le caratteristiche della struttura è stato il direttore dell'Oncologia radioterapica Maurizio Mascarin. L'impianto consentirà di affiancare alla radioterapia tradizionale con fotoni (raggi X ad alta energia, ndr) anche il trattamento con protoni: sarà, quindi, possibile scegliere la tecnologia più appropriata in funzione delle caratteristiche della patologia e del paziente.
La principale differenza tra le due tecnologie consiste nella possibilità di controllare la profondità alla quale il fascio di protoni si arresta, limitando l'irradiazione dei tessuti sani circostanti. Questo consente di ridurre gli effetti collaterali tardivi e assume particolare rilevanza nei pazienti pediatrici, nei tumori localizzati vicino a organi critici e nelle recidive che interessano aree già sottoposte a radioterapia.
La riduzione dell'esposizione dei tessuti sani è particolarmente importante anche alla luce della maggiore sopravvivenza dei pazienti oncologici. Mascarin ha evidenziato come oggi siano osservabili, anche a distanza di 25-30 anni, effetti tardivi delle terapie radioterapiche eseuguite negli Anni '80 e '90, tra cui i cosiddetti secondi tumori indotti dai precedenti trattamenti. La Protonterapia punta, quindi, anche a ridurre questo tipo di conseguenze a lungo termine.
Il reparto di Oncologia radioterapica tratta attualmente circa 2.300 nuovi pazienti ogni anno; si stima che la protonterapia potrà essere utilizzata per circa 150-200 pazienti all'anno, pari a circa il 10 per cento della casistica. La capacità dell'impianto sarà di 15-20 pazienti al giorno a regime.
Particolare rilievo avrà inoltre l'attività di ricerca: una parte del tempo macchina sarà destinata allo studio dell'interazione dei protoni con i nuovi farmaci oncologici, gli immunoterapici e le terapie molecolari, con l'obiettivo di sviluppare nuove possibilità terapeutiche.
Gli aspetti tecnici dell'installazione sono stati illustrati dal coordinatore dei lavori per IBA Group, Matteo Pasini. La precisione richiesta per il trattamento è nell'ordine del decimo di millimetro e impone un accurato allineamento e una successiva calibrazione di tutte le componenti.
Il responsabile del procedimento, Dimitri Troncon, ha illustrato il proseguimento del cantiere, che prevede anche il completamento della copertura del bunker e delle opere necessarie alla radioprotezione. In alcuni punti i muri raggiungono uno spessore vicino ai tre metri.
Il progetto, avviato nel settembre 2024, è affidato al raggruppamento temporaneo di imprese composto dalla belga IBA - Ion Beam Applications e dalla Bettiol Srl. Il quadro economico complessivo è di 38,5 milioni di euro, finanziati dalla Regione e da fondi propri del CRO, comprese le risorse derivanti dalle donazioni private e dal 5 per mille.
La nuova struttura sarà direttamente collegata all'attuale Oncologia radioterapica attraverso un corridoio interrato e comprenderà il bunker destinato al macchinario e alle sale di trattamento e un'area sanitaria per accoglienza, attività clinica e servizi di supporto.