Patologie

Linfoma non-Hodgkin dell'adolescente

I linfomi non-Hodgkin rappresentano circa il 7 per cento dei tumori dell’età pediatrica, con un’età mediana alla diagnosi di 10 anni. L’incidenza aumenta con l’aumentare dell’età e sono estremamente rari nei bambini più piccoli. Con le terapie attualmente disponibili la maggioranza dei bambini e dei ragazzi colpiti da un linfoma non-Hodgkin ha una buona prognosi, con sopravvivenze a lungo termine superiori all’80 per cento.

Che cos'è

I linfomi non-Hodgkin sono un gruppo eterogeneo di neoplasie maligne dei tessuti linfoidi che possono derivare dalle cellule B o T mature o dai loro progenitori. Mentre negli adulti predominano i sottotipi di basso grado e a decorso clinico indolente, la maggior parte dei linfomi non-Hodgkin dei bambini e dei giovani sono neoplasie di alto grado e a comportamento aggressivo. I sottotipi più comuni in questa fascia di età sono il linfoma di Burkitt, il linfoma diffuso a grandi cellule B (che comprende il linfoma primitivo del mediastino), il linfoma linfoblastico T o B e il linfoma anaplastico a grandi cellule.

Segni e sintomi

La presentazione clinica varia a seconda del sottotipo di linfoma non-Hodgkin e della sede coinvolta. Più comunemente si presentano con un ingrossamento non dolente dei linfonodi superficiali o con disturbi dovuti alla compressione da parte dei linfonodi ingrossati delle strutture circostanti (come difficoltà respiratoria, gonfiore del volto, asimmetria tonsillare e dolore addominale). Può esserci anche un coinvolgimento del sistema nervoso centrale e alcuni pazienti possono presentare febbre, perdita di peso o sudorazioni notturne (sintomi sistemici).

In genere i sintomi si sviluppano nell’arco di poche settimane o alcuni mesi, per cui al momento della diagnosi possono verificarsi delle vere e proprie situazioni di emergenza che devono essere affrontate rapidamente perché potenzialmente pericolose per la vita dei pazienti, come nel caso dell’ostruzione delle vie aeree o dei grossi vasi sanguigni contenuti nel mediastino (che è lo spazio compreso tra i due polmoni in cui sono contenuti il cuore con i grossi vasi sanguigni, la trachea con i due bronchi principali, l’esofago, il timo e molteplici strutture linfatiche, vascolari e nervose).

Alcuni segni e sintomi che possono essere suggestivi per uno specifico sottotipo di linfoma non-Hodgkin sono i seguenti:

  • linfoma di Burkitt: è più frequente nei maschi e il picco di età alla diagnosi è tra i 4 e i 6 anni. Si presenta spesso con un dolore addominale acuto simile a quello di un’appendicite o di un’invaginazione intestinale. È comune la comparsa di un rapido ingrossamento dei linfonodi del collo. Altre possibili sedi coinvolte, anche se meno usuali, sono i testicoli, l’osso, la cute, il midollo osseo e il sistema nervoso centrale. All’esordio può verificarsi una cosiddetta sindrome da lisi tumorale spontanea se, per la rapida morte delle cellule tumorali, vengono rilasciate nel sangue componenti intracellulari potenzialmente dannose, in particolare, per la funzione renale e cardiaca;
  • linfoma diffuso a grandi cellule B: l’incidenza aumenta con l’aumentare dell’età e la presentazione può essere molto variabile. In genere si osserva la comparsa di una massa che aumenta rapidamente di dimensioni, più comunemente al collo, all’addome o, nel caso del linfoma primitivo del mediastino, al mediastino;
  • linfoma linfoblastico T: è più frequente nei maschi e l’età mediana alla diagnosi è 12 anni. Più comunemente si presenta con un ingrossamento dei linfonodi, difficoltà respiratoria o sintomi e segni tipici di una ostruzione dei grossi vasi del mediastino;
  • linfoma anaplastico a grandi cellule: l’età mediana alla diagnosi è 12 anni. Si presenta tipicamente con un ingrossamento non dolente dei linfonodi superficiali con o senza coinvolgimento della cute e del sottocute. La febbre e i sintomi sistemici sono frequenti.

Fattori di rischio e prevenzione

Le sindromi da immunodeficienza sia congenite (come l’immunodeficienza comune variabile, la sindrome di Wiskott-Aldrich, l’atassia telangectasia e la sindrome linfoproliferativa legata al cromosoma X) che acquisite (come quelle secondarie all’HIV e all’uso di farmaci immunosoppressivi) si associano a un rischio aumentato di linfoma non-Hodgkin. Anche il trapianto d’organo e di cellule staminali può rappresentare un fattore di rischio: in questo caso si parla di malattie linfoproliferative post-trapianto.

Diagnosi

Per la diagnosi e la stadiazione (definizione dell’estensione della malattia all’esordio che permette di stabilire il corretto programma terapeutico e il suo possibile esito nel paziente) sono richieste alcune indagini radiologiche e di medicina nucleare.

Le indagini iniziali che vengono eseguite dipendono dai sintomi di presentazione della malattia. Si tratta, in genere, di ecografie o radiografie mirate alla sede dei primi disturbi che possono mostrare o confermare la presenza di masse o ingrossamenti linfonodali sospetti a livello del collo, del torace o dell’addome.

Per la corretta stadiazione del linfoma non-Hodgkin sono necessarie la Tomografia computerizzata (TC) con mezzo di contrasto di collo, torace, addome e pelvi e la Tomografia a emissione di positroni (PET).

Per alcune localizzazioni particolari possono essere richieste altre indagini aggiuntive, come la risonanza dell’encefalo e/o del midollo spinale o l’analisi del liquor (liquido che permea il sistema nervoso centrale, proteggendo encefalo e midollo spinale) nel caso di interessamento del sistema nervoso centrale.

Inoltre, al momento della diagnosi sono importanti alcuni esami di laboratorio (emocromo con formula, acido urico, LDH) per individuare prontamente un possibile coinvolgimento del midollo osseo o situazioni di emergenza e al fine della prognosi.

Per la diagnosi definitiva è necessario eseguire un esame istologico asportando un linfonodo sospetto (biopsia escissionale). Nel caso di masse toraciche o addominali, si effettua una biopsia chirurgica o tipo “core biopsy” tramite prelievo con ago a scatto sotto guida TC o ecografica.